Ci sono quelle ultime volte arrabbiate: "È l'ultima volta che te lo dico! Non lo ripeterò!"
Alcune sono davvero toccanti: "Quella è stata l'ultima volta che ci siamo baciati".
Alcune sono toccanti: "Quella è stata l'ultima volta che l'ho visto; è morto il giorno dopo".
Altri sono vaghi: "Quando è stata l'ultima volta che non ho mangiato il dessert?"
Il y a même des dernières fois ringardes mais touchantes…
Insomma, ci sono 50 sfumature dell'ultima volta. Quindi, visto che abbiamo poco tempo, oggi parlerò solo delle "quasi ultime volte" (i PDF). I PDF sono tempi finali non del tutto certi, ma comunque in qualche modo probabili. Ce ne rendiamo conto man mano che invecchiamo.
Sarà l'ultima volta che vedrò questo amico, che è malato, anziano e vive così lontano? Forse... non ne sono sicuro... ma forse sì...
È questa l'ultima volta che raggiungo la cima di questa montagna, che amo tanto, ma che ora è diventata un po' troppo alta per le mie gambe, un po' troppo ripida per il mio cuore?
È questa l'ultima volta che mi sento desiderabile agli occhi di uno sconosciuto che ho appena incontrato?
Sì, dopo una certa età, come possiamo sapere se ciò che stiamo vivendo è l'ultima volta o quasi l'ultima?
Forse questa sfumatura tra la vera ultima volta (VDF) e la quasi ultima volta (PDF) non è poi così importante.
La sensibilità al DF, al PDF, al VDF, è spesso associata all'età, all'età che porta con sé la consapevolezza della finitezza, l'età della resa dei conti: "quante primavere, quante estati mi restano per vivere in buona salute? quante altre volte potrò contemplare gli alberi in fiore?"
Sì, la vera domanda non è VDF, PDF o DF, ma: come viviamo questa sensibilità verso gli ultimi tempi? Come possiamo garantire che questo dono avvelenato della consapevolezza della finitezza diventi un dono piuttosto che un veleno?
On peut s’abandonner au pompeux chic, comme Chateaubriand dans ses Mémoires d’Outre-Tombe :
« Tutti noi, finché esistiamo, possediamo solo il momento presente; quello che segue appartiene a Dio: ci sono sempre due possibilità di non trovare l'amico che lasciamo: la nostra morte o la loro. Quanti uomini non sono mai risaliti le scale da cui sono scesi?
Possiamo scivolare nel regno della tragedia straziante, come fece Cioran nei suoi Quaderni :
“Gare du Nord. Un orologio lì segna i minuti: 16:43. In quel minuto, ho pensato che non sarebbe mai più tornato, che fosse svanito per sempre, che fosse sprofondato nella massa anonima dell'irrevocabile. Che la teoria dell'eterno ritorno mi sembrasse futile e infondata. Tutto scompare per sempre. Non rivedrò mai più quell'istante. Tutto è unico e insignificante.”
E allora possiamo commuoverci, sorridere dolcemente a questi ultimi e quasi ultimi momenti. Lasciarci toccare da essi e crescere grazie ad essi.
Invecchiando, tutte le nostre esperienze sono inevitabilmente segnate dal sigillo dell'ultimo tempo, come un'inquietante filigrana di lucidità: siamo solo di passaggio, il tempo passa, la nostra felicità svanirà, e con noi svaniranno anche le persone che amiamo; piccola consolazione: spariranno anche le persone che non amiamo...
Nel mio caso, dopo avermi turbato molto in un momento della mia vita (alla fine degli anni da studente), non mi viene più voglia di piangere, solo di assaporare il momento. Sai cosa mi passa per la testa?
"Se questa dovesse essere l'ultima volta, non rovinarla con lacrime o ansie, ma sorridi e gioisci, amico mio. Ringrazia la vita, ringrazia gli amici, ringrazia tutti voi che mi avete amato e che io ho amato. E ricordate: che gioia è stata aver vissuto tutto questo!"
Illustrazione: Quando è stata l'ultima volta che hai ammirato i fiori di ciliegio? (Sakura e Fuji Yama).
PS : cet article reprend ma chronique du 8 avril 2025 dans l’émission de France Inter, Grand Bien Vous Fasse.
